Signor mio caro, il cui cortese e santo
Oprar, che par non ebbe e meno ave ora,
Di dì in dì, d'ora in or più m'innamora,
E di null'altro mai mi pregio e vanto;
Lo mio stato felice, e 'l riso e 'l canto,
Onde ben misero uom beato fora,
Tutto portonne e disperdè quell'ora,
Anzi il rivolse il sempiterno pianto,
Che voi dal picciol Ren, d'alto disio
Calde e di speme, come i saggi fanno,
Correste a spregiare oro e a mercar fama,
E con voi l'altra di me parte, ond'io
Doppio ho temenza al core e doppio danno,
E doppia d'ambedue riveder brama.