S'a voi, Cigno dell'Arno alto e gentile,
La voce avessi e 'l roco canto uguale;
Non Tebe, o Delfo, o cosa altra mortale,
Che nulla è sotto il ciel che non sia vile:
Ma col leggiadro vostro e puro stile,
Ch'è così dolce e tanto in alto sale,
Quel Signor di cui solo oggi mi cale,
Che non disprezza un cor contrito umìle;
Divoto canterei la notte e 'l giorno,
A sua potenza, a sua bontà infinita
Grazie rendendo ognor del mio ritorno.
Il viver nostro in questo uman soggiorno,
Anzi il nostro morir ch'uom chiama vita,
È breve fior ch'à mille spine intorno.