Febo, se mai ti fu dolce né caro
L'arbor, cui tanto amasti, io tanto onoro;
Se di te stesso mai, se del tuo coro
Ti calse unqua o di me pien d'aspro amaro:
Al tuo, che langue infermo e mio buon Caro,
Onde ognor mille, e più fïate moro,
Serbando ad ambe il suo maggior tesoro,
Corri, prego, e soccorri, ad altri avaro.
Questi spento, saria senza il suo lume
Parnaso e 'l Tebro afflitto e l'Arno mesto
E Damon del suo Pitia, ahi lasso! privo,
Quanto circondi Apollo, e quanto allume,
Danno non vide mai simile a questo:
Lui dunque sano, e me ritorna vivo.