Com'esser deve, o può, ch'io rida, o canti
Avendo colmo il cor d'ira e di doglia,
Per veder quanto ogn'or percuote e spoglia
Or Austro, or Aquilon quei rami santi?
Potessi io pure, e con eterni pianti
Mantener salda e verde una sol foglia,
Ch'altro mai non faria, tanto m'invoglia
Loro ombra, onde uscian già sì dolci canti.
Soccorri, prego, alla tua pianta omai,
Febo, che langue al suo più vago aprile,
E me, sanando lei, ritogli a morte.
Né più bel, né miglior, né più gentile
Arboscel verdeggiò, né fiorir mai
Frondi più caste, al ciel mie fide scorte.