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1503–1565

SONETTO CXXII.

Benedetto Varchi

Com'esser deve, o può, ch'io rida, o canti Avendo colmo il cor d'ira e di doglia, Per veder quanto ogn'or percuote e spoglia Or Austro, or Aquilon quei rami santi?

Potessi io pure, e con eterni pianti Mantener salda e verde una sol foglia, Ch'altro mai non faria, tanto m'invoglia Loro ombra, onde uscian già sì dolci canti.

Soccorri, prego, alla tua pianta omai, Febo, che langue al suo più vago aprile, E me, sanando lei, ritogli a morte. Né più bel, né miglior, né più gentile

Arboscel verdeggiò, né fiorir mai Frondi più caste, al ciel mie fide scorte.

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