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1503–1565

SONETTO CXLVIII.

Benedetto Varchi

Benigno re dell'universo, s'io, Quantunque indegno di trovar mercede, Ebbi ferma in te sempre e speme e fede, Soccorri al grave e lungo affanno mio;

E se pur debbo ancor l'ultimo fio Pagare a morte, ch'anzi tempo il chiede, Non mi lasciar, come ei s'aspetta e crede, Nell'empie man dell'avversario rio.

Movati più, Signor clemente; e sopra Stia tua bontate alle mie colpe, e meco Pietate solo e non giustizia adopra. A me fia dolce, sol che d'aver teco

Pace alcun segno la dubbia alma scopra. Di questo uscir terren carcere e cieco.

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