Fiero ed acerbo Veglio, orrido in vista,
Di sdegno il volto e di dolor dipinto,
Le fulgenti arme e quella spada scinto,
Che 'l mondo tutto sanguinosa attrista:
Donna quanto esser può dogliosa e trista,
Il bianchissimo velo in adro tinto,
Rotta l'alta colonna, e quello estinto
Valor doppio, che mai non si riacquista;
Piangon sopra Arno; e l'uno: Oimè, dicea,
Spento è del tutto ogni mio ardire e senno;
L'altra: Ora è morta ogni bontade, e fede:
Ma non morti nel ver, né spenti avea
Gl'onor, ch'eguale al ciel la terra fenno,
Ma per sé tolti chi gli merta e diede.