Carlo, che con gran passi a fuggir l'onte
Di Lete, e farvi tal, che mai non mora
Il nome vostro, giovinetto ancora
Poggiate, ove raro è chi vecchio monte;
Dunque venite a me, che di voi conte
All'età, che fia poi quel, ch'io non fora
Né pensar degno ancor, se ben m'infiora
Le tempie il tempo e crespa ho già la fronte?
Di troppo varcan d'ogni lode il segno
In bello e nobil cor via più ch'umano
Ingegno, cortesia, senno e bontate.
Ben ha, per altro d'ogni biasmo degno,
Onde gradissi il secol nostro vano,
E l'Arno più, cui voi più ch'altri ornate.