Non pensate, Bronzin, che duol m'apporte,
Né tema il vedermi io pur verde ancora
Vicino al fin di questa nostra, ch'ora
Vita si chiama, e dee chiamarsi morte,
Non è il tosto morire altro, ch'un corte
Far l'umane miserie. O felice ora,
Che mi trarrà del mondan carcer fuora,
E fermerammi alla celeste corte;
Ove lontan dalle mortali insidie
Col mio buon Giulio sempre e col Martello,
Senza temer più sdegni, ire, odi o 'nvidie,
Vivrò sicuro; e voi, da basso ostello,
Questi, al mio sasso, ed all'altrui perfidie
Sali, scrivete, al ciel più alto e bello.