Vincenzio mio gentil, mentre che voi,
Come spero e vorrei, contento e lieto
Risonar dolce fate il bel Sebeto
Dando a voi fama eterna e pregio a noi;
Io qui fra due feri contrari, poi
Che non vivo e non muoio, altro non mieto,
Se non dolore; e, se talor m'acqueto,
Ritorna il duol, anzi raddoppia poi.
Ond'io misero me! ch'altro non sono,
Che di lagrime un varco afflitto e stanco,
A morte cheggio, e non l'impetro aìta.
Sol quelle frondi sante, onde nel manco
Lato m'impresse Amor gentil ferita,
Rifugio e scampo alle mie pene sono.