Alma cortese, in cui si rinnovella
L'antica età, quando Saturno il regno,
Lunge da 'nvidia e senza ira e disdegno,
Tenea quasi oro, onde ancor tal s'appella:
Ben dite il vero; io fui, che per vedella,
Chiesi quell'opra, e non men pento o sdegno,
Anzi mi sforzo, e quanto posso ingegno
Non minor, che 'l piacer trar frutto d'ella.
L'errare è proprio umano, e son gli specchi
Di noi l'altrui scritture, ove si nuda
Bene spesso assai più, ch'uom poi non miete.
Loda, non che perdon, sol che non pecchi
Di suo voler, merta chi trema e suda
Per noi giovare e sé togliere a Lete.