Dolce e cortese Trifon mio, chi piglia
Per sua difesa della saggia e casta
Vergin lo scudo in braccio e vibra l'asta,
Che vince sempre e non fu mai vermiglia;
Può non curar di lei che sol s'appiglia
All'alme vili o picciol tempo basta,
E spregiar l'altra che i miglior contrasta,
E batte ognor, non pur turba e scompiglia;
Ma io, mercè del signor mio, che fuora
Non uscìo mai del dritto, assai beato
Non temo il verme che i più rei divora:
Anzi dove è fin qui tanto indurato
Villan dispetto, veder spero ancora,
Se non amor, cortese affetto e grato.