O cielo, o terra, o fati acerbi e rei
Dunque era nel destin, ch'io fossi spento,
Dopo sì lungo, grave, aspro tormento
Nel più bel verdeggiar degl'anni miei?
Quanto mai dissi in ciascun loco e fei,
Tornami a mente, e veggio andar col vento
Mie spemi tutte, onde mi lagno e pento
Del dì, che nacqui e morto esser vorrei.
Sol mi consola in tanti affanni, e frena,
Caro, il gran duol ch'io lascio al mondo vivo
Voi, che sete di me l'ottima parte:
Voi quella fronde d'ogni valor piena,
Di ch'io mai sempre o penso, o parlo, o scrivo,
Consagrerete in più vivaci carte.