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1503–1565

SONETTO CVI.

Benedetto Varchi

Quando io odo sonar tanto altamente, Caro Alamanni mio, la vostra squilla Che già sì rara rimbombar si sente Più su che dove Marte arde e scintilla,

Tanta mi prende gioia e sì possente, Che per dolcezza il cor lagrime stilla, E dice: All'alto suo chiaro parente Questi solo e null'altro eguale squilla.

Io per cessar d'invidia i feri vampi, Per antri e selve tra i bei colli Toschi, Fuggo, né so ben dir com'io mi scampi; Che dovunque io m'inselvi, in antri e 'n boschi,

Mille trovo lacciuoli e mille inciampi, Ed ascosi entro un mel cento o più toschi.

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