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1503–1565

SONETTO CLXXXVIII.

Benedetto Varchi

Vincenzio, io fui sì folle, ch'io pensai A dir di quello altero e raro mostro, Che fa ricco e beato il secol nostro, Vincer l'usato mio cantar d'assai:

E sperando salir, dove giammai Per me non fora aggiunto, mi fu mostro, Ch'opra non era da mortale inchiostro; Ond'io nel cominciar, vinto restai.

Né perciò biasmo, anzi gran lode attendo, Udendo darsi ognor sì nuova gloria A chi per bello ardir cadde e morio. Icar per gire al ciel volando, ed io

Caduto son per sì chiara vittoria, Ch'io conosco il mio fallo, e non l'ammendo.

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