Cosimo, che del vostro altero e chiaro
Cosmo, ornamento al secol nostro e gloria,
Rinovate la speme e la memoria,
Seguendo l'orme sue quasi a lui paro;
Di lode, prego, e di null'altro avaro,
Poggiate lieto a sì alta vittoria,
Onde 'n questa si legga e 'n quella storia,
Cosmo secondo, come 'l primo, raro.
Giovinezza e beltate, a quel che tanto
Più d'altro il mondo appregia oro e terreno
Tutto un sol punto al fin ne sgombra e toglie.
Solo il frutto gentil dell'arbor santo,
Cui rado oggi o poeta, o Cesar coglie,
Non vien per forza mai, né tempo meno.