Così vosco il mio nome altero monte,
Spirto gentil, là 've io per me non varco,
Che non son come voi leggiero e scarco,
Né le forze ho, quanto le voglie, pronte;
Come 'l vostro terrà perpetua fronte
In questo d'uomin spazïoso parco:
Ma chi fia, cui non pieghi il grave carco,
E che tante alte doti vostre conte?
Ben l'immagin di voi nel core annido,
E d'onorarvi col pensier m'ingegno,
Ma non potendo poi, mi struggo e scarno.
Basti dunque, s'ognor più a dentro incarno
Il buon volere e desïoso grido:
Dolce, perché sono io d'onorarvi indegno?