Caro Annibale mio, poi che me parte
Non voler, ma destin dal santo coro,
Voi ch'avete più d'altri al bel lavoro
Più conforme il saper, più degna l'arte;
Fate in mille palese e mille carte,
Che in questo altero dì quel sacro alloro
Scese di ciel nel mondo, alto ristoro
Di quanto opran quaggiù Saturno e Marte.
Dite voi per che modi e con quai tempre,
Per far nuovo miracolo, in un solo
Petto, giunse ogni ben natura e Dio:
A me quanto conviensi, umile e pio,
Poi che penne non ho da sì gran volo,
Basti sempre adorarlo e tacer sempre.