Dolce, le prose mie, né i versi tali
Non son, né ch'esser mai debbiano spero,
Che da voi mertin lode ed io nol chero,
Sì poche sento le mie forze e frali;
Pur m'arrischio talor quei miei fatali
Rami sfrondar cantando, che nel vero
Del Mantovan degnissimi e d'Omero,
Hanno, onde non curar voci mortali.
In van dunque da me soccorso attende
Chiunque, come voi lontan da terra
Sopra le penne altrui volar presume.
Ben pregarò colui, ch'ognuno intende,
Che quello incarco che gl'animi atterra,
Vi sgombri e a gire al ciel l'ali v'impiume.