Allegretto, io men vo lieto e pensoso
Là 've ha Nettuno il suo più ricco impero;
Lieto, perch'ivi omai vedere spero
La pianta, onde ogni ben viemmi, e riposo:
Tristo, ché senza voi stato gioioso,
Né saldo ebbi ancor mai diletto intero:
Pure io vosco, e voi meco entro 'l pensiero
Sempre anderemo, a cui nulla è nascoso.
E m'udirete infin del Tebro ognora
Per monti e valli, or che tutto arde il cielo,
Di voi cantar colle cicale a pruova.
Più vorrei dir, ma la vermiglia aurora,
Spargendo intorno un rugiadoso gielo,
Il mondo all'opre sue desta e rinnova.