Laura novella, in cui chiude ed asconde
Quante già nell'antica ascose e chiuse
Grazie e virtuti il ciel, rade volte use
Di pari ornar, se non la Febea fronde:
Al vostro dolce suono ambe le sponde,
U' più fïate le toscane muse
Vinser cantando i Menci e l'Aretuse,
Inerbi e 'nfiori il bel Sebeto, e 'nfronde.
E voi, ch'a' nostri dì Minerva stessa
Col senno ne rendete e col sembiante,
Che i più feri e selvaggi al cielo invia,
Perché mostrarvi a me tanto dimessa?
A me, che di lodar non son bastante
Vostra alta impresa, non che farla mia?