Lasso! ch'io pensai ben d'altra corona
Cinger le tempie e di più chiaro fregio,
Non per lor merto già, ma fatto egregio,
Da chi sempre il mio cor pensa e ragiona;
Ora altrui voglia e mio destin mi sprona
Lassar quel ch'altri abborre, ed io sol pregio,
La fronda, che per alto privilegio
Non teme il ciel, quando il gran Giove tuona:
Perché, rivolto a men leggiadre imprese,
Più gradite dal mondo, altro vïaggio
Prendo a men belli e più pregiati allori,
Così, varcati omai gl'anni migliori,
A forza vengo dopo mille offese,
Vile a me stesso, ai molti accorto e saggio.