Come potrò da me, se tu non presti
O forza o tregua al mio gran duolo interno,
Soffrirlo in pace mai, Signor superno,
Che fin qui nuova ognor pena mi desti?
Dunque de' miei più cari or quegli, or questi
Verde sen voli all'alto asilo eterno,
Ed io canuto in questo basso inferno
A pianger sempre, e lamentarmi resti?
Sciolgami almen tua gran bontate quinci,
Or che reo fato nostro, o sua ventura
Ch'era ben degno d'altra vita e gente,
Per far più ricco il cielo, e la scultura
Men bella, e me col buon Martin dolente,
N'ha privi, o pietà! del secondo Vinci.