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1503–1565

SONETTO CLIV.

Benedetto Varchi

Strozzo, dunque credete voi, che quello Suon basso e roco del mio vile inchiostro L'alte virtuti e 'l gran valor del vostro, Agguagliar possa e mio caro Martello?

Quando in un petto giovenile e bello, Vide cotal bontate il secol nostro? Dove ingegno sì chiaro? in cui s'è mostro Cotanta leggiadria, quanta era in ello?

E pur, qual fior, che dall'aratro sia Tocco, o da dura man battuto langue, Perìo Gismondo al suo più vago aprile. Ahi fera destra! ahi crudel donna! ahi ria

Fortuna iniqua! Ancor bella e gentile Era l'imago sua pallida, esangue.

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