Oggi, Signor, che dal mondo empio, errante,
Coronato dell'arbor ch'io tanto amo,
Tornasti al cielo, umìl ti prego, e chiamo,
Scarco delle mie colpe tali e tante;
Ben vedi, alto Signor, ch'esser costante
Nel ben, come ora son, mai sempre bramo;
Ma tanto è meco poi di quel d'Adamo,
Ch'a resister per me non son bastante.
Porgi dunque, Signor, la santa mano
A me, ch'a tua sembianza in ciel creasti,
E vinto resti l'avversario rio;
Da te, Signor, son io detto Cristiano:
Tu pure, o pietà grande, oggi degnasti
Abitar meco sotto il tetto mio.