Tempo è, Lucanton mio, ch'al patrio nido
Torniate omai, chi sì v'aspetta e chiama
Più veloce che cervo, e più che dama.
Fugge e trapassa il tempo a null'uom fido.
Io che tanto soffersi, or caldo, or sido,
Or fame, or sete per acquistar fama,
E viver morto: or ho cangiato brama,
E solo in Lui, che mi creò, m'affido.
Qui, dove l'Arno più che mai felice
Corre e più lieto, col buon frate vostro
Farete, ed io con voi dolce dimora.
Se chi mentir non può, chiaro vi dice,
Che Dio del giusto Rege s'innamora,
Perché non adempiete il desir nostro?