Quel mio sacro, leggiadro, altero lauro
Di che bramo e fatico ornar le chiome,
E far sì che per lui mio scuro nome
Chiaro divenga e conto all'Indo e al Mauro,
È d'ogni danno mio largo restauro,
E m'alza in parte il cor, né so dir come,
Che le cose mortai, quasi vil some,
Dispregia, e nulla cura argento, od auro.
Io per saziar vostre e mie voglie a pieno,
E 'l buon Nardi veder con quel drappello,
Che piange, più che 'l suo, l'altrui dolore;
Di man coi duo che dite, al primo albore
Moverò per venir dove men pieno,
Ma più superbo il Po corre e più bello.