Quella pianta gentil, ch'alla dolce ombra
Delle sue frondi caste accoglier suolmi
Con tal diletto, che mai nulla duolmi,
Se non quando da lei destin mi sgombra,
Oggi sì lieta il suo bell'Arno adombra,
E di tal gioia par che l'empia, e colmi
Che gli alti pin, non pur le querce e gli olmi
Nuova dolcezza e non usata ingombra.
Io, che 'l digiun già di tre lustri ancora
Scioglier non posso, e pur sempre la miro
Anzi ho più fame e gola assai che prima:
Con quel che più nel mondo oggi s'onora
Non cangerei mio stato: o bel desiro
E santo, che m'accese in alta cima.