Quella, che di desio m'empie e di speme,
Pianta gentil sovra tutte altre piante,
M'è col bel Giulio mio sempre davante,
Ch'ancor nel cor, come 'n suo albergo, viene:
Ma questo angel novello, che ritiene
Di lor nome e sembianza e doti tante,
M'addoppia il santo ardor, cui poscia od ante
Non fia mai, né fu par, chi scerne bene.
Ond'io, ch'al mondo fui per amar nato,
Fiamma di fuor, dove veder potete,
Vivaldo, il seguo in ciascun tempo e lato:
Ma dentro freddo marmo, u' non vedete,
Son per doppio miracolo, e beato
Trapasso l'ore mie tranquille e liete.