Ghino, che di salubri erbe e di fiori
Non pure al buono accoglitor del quale,
Ma quasi a Febo e al suo gran figlio eguale,
Tanti ne date al mondo e tai liquori,
Che l'alme spesso poco men che fuori,
Tornano ai corpi unite, e 'l lor fatale
Corso vincon di molto, onde immortale
Pregio ven segue e sempiterni onori:
Or che i raggi del sol più dritti e gravi
Fendon la terra, e par che 'l cielo avvampi,
Perché bramar vi fate indarno ancora?
Qui dove e i boschi e i colli e i fiumi e i campi
V'aspettan lieti, e vi chiamano ognora
Fior, fronde, erbe, ombre, antri, onde, aure soavi.