Skip to content
1503–1565

SONETTO CCXXXIII.

Benedetto Varchi

Scipio, la rara bontà vostra e 'l vostro Saper non men della bontade raro, Voi pria fe' conto, e poscia amico e caro Al più saggio e miglior del secol nostro.

Ma io, cui tanto e di lingua e d'inchiostro, Come d'ogni altro ben, fu 'l cielo avaro, Temo appressarlo e quinci avvien, che raro E così bianco agl'occhi suoi mi mostro.

Ben meco entro 'l pensier sera e mattino Quanto conviensi riverente e umìle, Come cosa del ciel, l'adoro e 'nchino; E dico: Ancor saria bello e gentile

Il mondo, se virtù nostra o destino Desse la cura a lui del sacro ovile.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
SONETTO CCXXXIII. · Benedetto Varchi · Poetry Cove