Scipio, la rara bontà vostra e 'l vostro
Saper non men della bontade raro,
Voi pria fe' conto, e poscia amico e caro
Al più saggio e miglior del secol nostro.
Ma io, cui tanto e di lingua e d'inchiostro,
Come d'ogni altro ben, fu 'l cielo avaro,
Temo appressarlo e quinci avvien, che raro
E così bianco agl'occhi suoi mi mostro.
Ben meco entro 'l pensier sera e mattino
Quanto conviensi riverente e umìle,
Come cosa del ciel, l'adoro e 'nchino;
E dico: Ancor saria bello e gentile
Il mondo, se virtù nostra o destino
Desse la cura a lui del sacro ovile.