A te, dalla cui bocca argento ed oro
Piove, non ferro, anzi cose più care
Molto, ch'oro ed argento, o singolare
Saggio, tra quanti già buon tempo foro:
Per farmi ricco anch'io di quel tesoro,
A cui non è sotto la luna pare,
E splender forse un dì tra le più chiare,
Alme, velato il crin d'eterno alloro,
Divoto inchino e dove tocca il tuo
Sacrato piè, bacio la terra umìle,
Né fossi io pur sì d'onorarti indegno.
Pregi ciascun qual più gl'aggrada, e 'l suo
Segua o destino in questa vita o 'ngegno;
Io te sol pregio, e quel che i monti han vile.