Vincenzio, io sto tutto romito e solo,
Qual tortorella scompagnata e trista,
Privo di quella dolce, amata vista
Della pianta, cui sola al mondo colo.
E se non fosse, che levata a volo
L'alma, che senza lei piange e s'attrista,
Lieta sormonta in parte, ove ella acquista
Virtù, che spegne, non pur tempra il duolo;
Ben fora morto, ed io certo vorrei
Essere spento pria che viver lunge
Da quelle frondi, ove ha virtute il nido.
Bene è tre volte sventuroso e sei,
Cui dal maggior suo bene e patrio lido
O suo volere o forza altrui disgiunge.