Signor, che quanto il Tebro ebbe e 'l Peneo,
Tanto oggi avete, e par, non che vicino
Al vostro andate e mio sì gran vicino,
Che sopra l'altre por la sua poteo;
E per fuggir di questo vile e reo
Secolo ingrato, acerbo, empio destino,
Tra 'l superbo Adria e 'l frondoso Apennino,
La 've l'alta cittate Antenor feo,
Lungi vi state dalla gente, e vôlto
Colla penna il pensier sopra le stelle,
Tutte spregiate omai le cose umane:
Felice voi che d'ogni cura sciolto,
Opre tessete e sì care e sì belle,
Che dureran quanto 'l moto lontane!