Francesco, chi non sa quanto e qual sete,
Poi che del chiaro vostro alto parente
Di fuor la cara effige, e nella mente
La gran bontate e 'l senno raro avete?
Voi quella donna, che dell'alme e liete
Menti del ciel d'ira e di giusto ardente
Sdegno senza lasciò l'umana gente,
Con dritta lance in man sempre tenete.
Così seguite, signor mio, che tante
Doti altre e tali a voi sì largo dato
Avrebbe il ciel, senza questa una, indarno:
Questa una fa, che Flora lieta e l'Arno
Di doppio onor col suo gran Duce ornato,
Per gemino Torel s'allegri e vante.