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1503–1565

SONETTO CCLXII.

Benedetto Varchi

Da sì felice a sì misero stato Quando meno il pensai, sì come a Dio Piace, ed a voi, signor, son caduto io, Non per mia colpa già, ma per mio fato:

Ben sono or, come mai, certo e fermato, Egualmente soffrirlo o buono o rio, Ché quel ch'è proprio e veramente mio Non può torlomi alcun: da tal m'è dato.

Solo in questa caduta e vile spoglia Hanno imperio e ragion fortuna e morte, Che per uso i men rei prima ne spoglia. L'altro vive immortale, onde men corte

Non son le vite, perch'altrui ne toglia Dieci anni o venti o 'nvidia, o sdegno o sorte.

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