Da sì felice a sì misero stato
Quando meno il pensai, sì come a Dio
Piace, ed a voi, signor, son caduto io,
Non per mia colpa già, ma per mio fato:
Ben sono or, come mai, certo e fermato,
Egualmente soffrirlo o buono o rio,
Ché quel ch'è proprio e veramente mio
Non può torlomi alcun: da tal m'è dato.
Solo in questa caduta e vile spoglia
Hanno imperio e ragion fortuna e morte,
Che per uso i men rei prima ne spoglia.
L'altro vive immortale, onde men corte
Non son le vite, perch'altrui ne toglia
Dieci anni o venti o 'nvidia, o sdegno o sorte.