Non pur mesta la vaga e bella Flora
Per l'altero suo duce e più ch'umano
Sospira, e prega già più giorni invano,
Ma tristo langue il terren Tosco ancora.
Voi, che 'n questa mortal breve dimora
Curaste i corpi, or dal regno sovrano
L'alme curate, Cosmo e Damïano,
Che 'l mondo tutto e via più l'Arno onora:
Ponete mano ai più riposti e cari
Sughi, e tornate al valor suo primiero
Il signor nostro sì temprato e forte.
Sì vedrem poi col cor lieto e sincero
L'illustre madre, e sua chiara consorte
Empier d'oro e d'incenso i vostri altari.