Il nome, signor mio, cui trema ed ama
Il mondo tutto, che dal toscan Marte
Padre del padre vostro avete, parte
Vi spigne all'opre sue, parte richiama.
Già nell'altera fronte ardente brama
Sfavilla di mostrar la forza e l'arte
In un d'Italia e Spagna; onde le carte
Empian la terra e 'l ciel d'eterna fama.
Ma ben vi prego, signor mio, che tutto
Non v'abbia Marte, ch'è più bello Apollo,
E s'acquista ben pregio altro, che d'arme.
Il gran Leon, ch'aprì 'l cielo e serrollo,
A Minerva vi chiama, il cui bel frutto
Vi cinga il crin: lo scudo, il petto v'arme.