Donna, che infin dall'alto e ricco Ibero,
Non curando il tuo vago e bel Sebeto,
Per far l'Arno di te superbo e lieto
Movesti, anzi a bear questo emispero;
Paura di scemar troppo del vero
Fa, ch'io tengo entro il cor chiuso e segreto
Quel, che molti anni già tacito e cheto
Cantando vo del valor vostro altero:
Beltate oltra misura e singolare
Splendor di sangue illustre ed altrettali
Doti e tante, che son sì rade al mondo,
A voi, ver gl'altri ben veri immortali,
Son quasi nulla, e sol per altrui care:
Tanto vi gira il ciel largo e secondo.