Signor, cui gran fortuna e gran virtute
Dieder fin dalle fasce, o poco meno
Del ciel le chiavi in man, del mondo il freno,
Cose di rado, anzi non pria vedute:
Tutte le lingue paventose e mute,
Tarde tutte le penne e scarse fieno
A dir di voi, che sol, per dirne il meno,
A voi gloria nasceste, a noi salute.
Qual più degno al maggior de' sacri eroi
Trovar poteva il più gran padre albergo,
Ch'appo 'l miglior che mai regnasse duce?
Sperate pure in quel Signor, che i suoi
Non abbandona mai, se bene a tergo
Talor gli lascia, mentre u' vuol gl'adduce.