Quando il bel Giulio mio con dolce riso
Apre l'un suo vermiglio e l'altro labro,
Cui cedono rubini, ostro e cinabro,
Per bear me, che, intento il guardo, il fiso:
Parmi aperto vedere il Paradiso,
E quanto fe' mai dolce il divin Fabro,
E dico: E' non è cor sì duro e scabro,
Che non restasse qui vinto e conquiso,
E mi ritorna nella mente il giorno
E l'ora e 'l punto, che 'n fronzuta cima
L'arbor mirai d'ogni buon frutto adorno;
E, se giudizio uman diritto estima,
Cosa non fia già mai, né mai fu prima,
Che questo agguagliar possa, o quel soggiorno.