O dolce, e sempre a me cara fenestra,
Ch'udisti, e fosti testimona allora,
Ch'io ebbi, o per me santa e felice ora,
Fortuna quanto mai, cortese e destra:
Da indi in qua mortal peso, o terrestra
Cura non m'aggravò, che del cor fora
Scacciai quanto era vil, come talora
Spirante turbo fa di nebbia alpestra.
Dolce, caro, diletto amico foco,
Ch'udisti e fosti testimone al mio
Di te più puro e più cocente foco;
Ditelo pure omai, ch'uom sì giulìo.
Né sì beato in alcun tempo e loco,
Non visse al mondo, e non vivrà, quanto io.