Ben sete voi d'alta bontate e senno
Raro, Donato signor mio, che quelle
Opre, che 'l vostro tante e così belle
Gran Siniscalco e gl'altri avoli fenno,
Rendete al mondo, o quanto a lor già dienno
Con faticoso studio amiche stelle,
Oggi a noi date, onde si rinnovelle
Quella fama e virtù ch'io solo accenno.
Che se fosse d'acciaio la lingua mia,
Donde voi 'l nome avete e 'l petto ancora
Contra fortuna, non però porrìa
Dir quanto l'Arno in voi sé stesso esalta;
E ben felice sovra gl'altri fora,
Se non cangiaste mai Fiorenza a Malta.