Filli, più vaga assai che i fioralisi,
Ch'al tuo partir portasti il mio cor teco,
Ecco ch'un picciol capro in don t'arreco,
Tolto alla madre che pur dianzi uccisi;
Cui per aver, ma me n'accorsi e risi,
Mi venne dietro in fin sotto lo speco
Testili, ed io restar non volli seco,
Che ben conosco i suoi fallaci risi.
A te lo dono, a tel sol guardo e serbo
Due tortore che ier varcando il rio,
Appostai, che facean sicure il nido:
E se più tosto me, che quello infido
Di Licida vorrai, scerni del mio
Cornuto armento un toro, il più superbo.