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1503–1565

SONETTO CCCLVIII.

Benedetto Varchi

Filli, più vaga assai che i fioralisi, Ch'al tuo partir portasti il mio cor teco, Ecco ch'un picciol capro in don t'arreco, Tolto alla madre che pur dianzi uccisi;

Cui per aver, ma me n'accorsi e risi, Mi venne dietro in fin sotto lo speco Testili, ed io restar non volli seco, Che ben conosco i suoi fallaci risi.

A te lo dono, a tel sol guardo e serbo Due tortore che ier varcando il rio, Appostai, che facean sicure il nido: E se più tosto me, che quello infido

Di Licida vorrai, scerni del mio Cornuto armento un toro, il più superbo.

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