Questo è, Tirsi, quel fonte in cui solea
Specchiarsi la mia dolce pastorella:
Questi quei prati son, Tirsi, dove ella
Verdi ghirlande a' suoi bei crin tessea.
Qui, Tirsi, la vidi io, mentre sedea:
Quivi i balli menar leggiadra e snella:
Quinci, Tirsi, mi rise, e dietro a quella
Elce s'ascose sì, ch'io la vedea.
Sotto questo antro alfin cinto d'allori,
La mano, onde ho nel cor mille ferite,
Mi porse lieta e mi baciò la fronte.
All'antro dunque, all'elce, ai prati, al fonte.
Mille spargendo al ciel diversi fiori
Rendo io di tanto don grazie infinite.