Caro, che con illustri e alteri danni
Dispregiate egualmente argento ed oro,
Bramoso e ricco d'un più bel tesoro,
Che non cura del mondo ire né 'nganni,
Questi miei rozzi pastorali affanni
D'oscuro e basso stil giovin lavoro,
Dono io a voi, che dar potete loro
Solo, e vorrete, onde non teman d'anni.
E se fuor del cammin, né dritto al segno,
Che sol deve seguirsi, andato io sono,
Fallir forse non fia di scusa indegno.
Voi ch'avete al voler pari l'ingegno,
Con più dolce cantante e chiaro suono
Quel già d'Apollo, or mio, diletto legno.