Quinta del mio signor prole novella,
Tu a far liete di te le tue contrade,
Giunto hai, tra mille nato e lance e spade,
All'altre quattro la più forte stella:
Onde la sozza, afflitta Italia, ancella
Oggi, che vecchia e 'nferma langue e cade.
Anzi al fiorir della tua verde etade,
Libera fia per te, gioiosa e bella;
E 'l Tracio re che all'Orïente il giogo
Posto, il fren porre all'Occidente agogna,
E i nostri lidi ognor percuote e spoglia,
Come chi 'l danno suo dormendo sogna,
Senza punto saver ciò che l'addoglia,
Piange del regno suo l'ultimo rogo.