Ernando, mio signor, né sdegno prenda,
Né duol chiunque voi gradisce e cole,
Che non prima, o seconda, o terza prole
Nasceste al duce, ch'ogni fallo ammenda.
Chi tanto empio, o sì folle è, ch'ei riprenda
Lui, che fa il tutto e sol può quanto vuole?
Non men virtù, né men bellezza ha 'l Sole,
Perché tra gl'altri il quarto lume splenda,
Il gran Francesco e 'l buon Giovanni e l'altro
Che dalle Grazie il suo bel nome prese,
Ciascun, quanto esser puote, è bello e scaltro:
E 'n voi, signor, cotal beltate, e tanto
Saver dal ciel ne' primi giorni scese,
Che ben dubbio farete il primo vanto.