Nape, non mio voler, né mio consiglio
Da te mi parte, oimè! ma fera stella:
Sovvengati di me, ninfa mia bella,
In questo duro mio, gravoso esiglio.
Così piangea Carin, di bianco giglio
Venuto rosa imbalconata; ed ella
Al tristo suon dell'amara novella,
Bassò la fronte pallidetta e 'l ciglio;
E poco men, che non morìo di doglia:
Pure alla fin, lui rimirando fiso,
Con gli occhi, disse, rugiadosi e molli:
Mentre che l'Ema stilla d'acqua, o foglia
D'erba avran tutti questi ameni colli,
Mio cor, non sarà mai dal tuo diviso.