Mentre al suo bel Carin le chiome intreccia,
Standola a mirare io là presso al sorbo,
Sentendo Nape il crocitar d'un corbo,
Lasciò tutta smarrita andar la treccia:
Ond'io, che 'n mano avea l'arco e la freccia,
Presa la mira, in volto e nel cor torbo,
Lo fei di voce privo e di vita orbo
Rotolando cader dentro una seccia.
Guardommi in viso, e tutta lieta disse:
Caro Damon, sia benedetto il giorno,
Che del suo foco il mio Carin t'accese.
Dove sei tu, d'augelli oltraggio e scorno
Non temo od altre pastorali offese
Poscia nel bel Carin le luci affisse.