Questa, che 'l mio Damon fido e cortese
Mi donò via l'altr'ier, vaga calandra,
Mentre intorno a Vaccian colla sua mandra
Sen gìa cantando nel più lieto mese,
A te, Nape gentil, di cui m'accese
Casto amor dentro la tua bella mandra
Sì dolcemente, ch'io, qual salamandra,
Vivo nel foco, e non vo' far difesa,
Dono io Carin con quella stessa gabbia,
Che d'oro tutta e d'ebano contesta
N'arrecò il gran Gisgon di là dal mare:
E quando il chiaro suo dolce cantare
T'invita al sonno, o dal dormir ti desta,
Apra il mio nome tue rosate labbia.